I proponenti del TSM continuano stoicamente a raccontare una storia a cui è difficile credere.

La replica al nostro comunicato sulla Fabbrica dei debiti, è arrivata su il messaggero con un articolo “Rieti, Terminillo: Tsm, impianti ai massimi livelli nell’Appennino” https://www.ilmessaggero.it/rieti/rieti_terminillo_tsm_progetto-5367758.html

Ma ancora pare che sia difficile leggere i numeri https://www.ilmessaggero.it/rieti/rieti_terminillo_tsm_progetto-5369342.html

I proponenti del TSM2 continuano stoicamente a raccontare una storia a cui è difficile credere.

La ricapitolo sinteticamente, il nuovo comprensorio:

  1. Diviene il primo comprensorio dopo Roccaraso nella stagione 2021/2022, la prima stagione con innevamento artificiale e con impianti ancora non completati. Nella prima stagione 2020/2021 senza nuovi impianti e senza innevamento si limita a fare “solo” 100.000 presenze in più rispetto allo storico (!!)
  2. Raggiunge nella stessa stagione 280.000 presenze e poco meno del 30% di quota del mercato di riferimento (Roccaraso, Campofelice, Ovindoli) partendo da un posizionamento marginale (3/4%)
  3. Distacca, sempre nel 2021/2022 Campofelice di circa 100.000 presenze
  4. Nel 2021 fattura 5 milioni e supera agevolmente sia Campo Felice che Ovindoli

Apprezziamo la grande passione dei proponenti il TSM che permette loro di credere nell’impossibile, per contro  chiedo ai cittadini e alle Istituzioni che si apprestano a concedere contributi pubblici all’iniziativa se si può dar credito a questo racconto.

Auspichiamo che si possa organizzare un confronto pubblico sui numeri e sui dati.

Terminillo Stazione Montana, la fabbrica dei debiti

Il progetto prevede un investimento di 50 milioni di euro. La Regione finanzierebbe a fondo perduto il progetto con un contributo di 20 milioni di euro

Rimane da reperire a carico del Consorzio la maggior parte della copertura 30 milioni di euro.

I proponenti del progetto TSM2 dichiarano che l’iniziativa è in grado di auto finanziarsi

E a sostegno di questa affermazione hanno presentato un piano economico finanziario temerario che se si realizzasse farebbe del Terminillo il leader indiscusso a livello nazionale per crescita e redditività tra le Società gestrici di impianti

Infatti secondo i proponenti nella prima stagione (2021/2022) con nuovi impianti non completati:

  • Raggiunge 280.000 presenze (+240.000 rispetto alle stagioni con presenza di neve)
  • È il primo comprensorio dopo Roccaraso +40% di presenze rispetto sia a Campo Felice che a Ovindoli
  • Fattura 5milioni milioni nel 2021 e supera Campo Felice

Inoltre:

  • Genera nei 5 anni oltre 20 milioni di cassa, quando il problema delle stazioni sciistiche è proprio l’aumento dei debiti per fronteggiare gli investimenti in particolare sull’innevamento programmato
  • A fine piano raggiunge 9 milioni di euro di fatturato uguagliando Roccaraso

Siamo nel campo della Fanta-economia.

L’iniziativa comporta seri rischi finanziari e di default per gli aderenti al Consorzio, generando nel periodo (2020-2030) uno sbilancio finanziario di 40 milioni di euro.

Il progetto nasce con una vocazione alla sopravvivenza di breve periodo all’interno di una filosofia di economia assistita

Il territorio invece ha bisogno di una solida programmazione dello sviluppo, che valorizzi le eccellenze del territorio attraverso una rete di iniziative, piuttosto che puntare su investimenti isolati peraltro concentrati su iniziative fallimentari.

È questa una politica, tra l’altro finanziata da denari pubblici, che non promuove lo sviluppo e genera debito a carico dei cittadini, ma ancor più grave drena e priva il territorio di risorse che andrebbero indirizzate a iniziative in grado di generare valore.

Siamo a Vostra disposizione per un confronto, in qualsiasi sede, basato non su narrazioni irreali e fantasiose ma su analisi e considerazioni rigorose di ordine tecnico.

TSM, svelato il bluff – La Regione Lazio chiede ora integrazioni ad un progetto che non c’è

IL CARTELLO DI 19 ASSOCIAZIONI

WWF Lazio, Club Alpino Italiano GR Lazio, Italia Nostra – Sabina e Reatino, LIPU-Birdlife Italia, FederTrek – Escursionismo  Ambiente, Salviamo l’Orso, ENPA – Ente Nazionale Protezione Animali, Salviamo il Paesaggio Rieti e Provincia, Altura Lazio, Mountain Wilderness Lazio, Postribù, Inachis Sez. Gabriele Casciani Rieti, Pro Natura Lazio, Orso and friends, Natour biowatching, Red Fox – Scuola di Natural Survival e Tracking,  La Lupus in Fabula,  G.U.F.I. Gruppo Unitario per le Foreste Italiane, GriG Gruppo di Intervento Giuridico.

———————

Con una notadel 6 Luglio us, l’Area Valutazione Impatto Ambientale (VIA) della Regione Lazio che dovrà rilasciare eventuale parere positivo ha chiesto ai proponenti del TSM2 alcune integrazioni ai materiali di progetto, integrazioni inerenti cinque aspetti che a prima vista non appaiono marginali. Li elenchiamo, affinché tutti sappiano e possano fare le loro considerazioni, mentre i sostenitori del TSM e i sindacati fanno pressing: descrizione dello stato dei luoghi ove sono presenti impianti e piste dismesse; analoga descrizione dei siti ove verranno realizzati i nuovi impianti, al fine di accertarne il grado di antropizzazione; quale sia il destino delle rocce e terre di scavo; rielaborazione dei dati nivologici utilizzando quelli più recenti; progetti dei bacini di raccolta delle acque per l’innevamento artificiale e l’indicazione delle sorgenti da captare per riempirli.

Bene si dirà, in un progetto così controverso (si rammenta, bocciato già due volte) la Regione Lazio vuole assumere una decisione consapevole e ponderata, e quindi ha necessità di conoscere bene le caratteristiche attuative e definitive del progetto.

Ma non è così, e la lettura della nota che danno le Associazioni Ambientaliste è molto differente; riteniamo queste richieste non solo scandalose, ma anche espressive del colpevole e tardivo smarrimento della Regione Lazio.

Veniamo ai fatti. Dopo la sospensione in sede di VIA del TSM1, avvenuta nel 2015, è stato aperto un tavolo tecnico tra Regione Lazio e promotori, tavolo finalizzato a superare le criticità del progetto e che ha lavorato dal 2015 al dicembre 2019, quando con trionfali squilli di tromba il nuovo TSM2 ha iniziato un nuovo iter di approvazione; è stato quindi pubblicato il TSM2, sono state presentate le osservazioni dal cartello delle Associazioni, sono state redatte le Controdeduzioni, scadute lo scorso 5 Giugno.

Sembrerebbe tutto pronto per la decisione finale, ma la recente nota regionale prolunga i giochi – o forse l’agonia – in modo inatteso, e qualche interrogativo è d’obbligo.

Soltanto ora la Regione Lazio si accorge di non conoscere dove e quali siano i vecchi impianti? Solo ora si accorge di non sapere dove verranno realizzati i nuovi impianti? Solo ora si accorge che le terre di scavo hanno incerto destino? Solo ora si accorge che gli studi meteorologici sono fasulli (basati su dati vecchi e presi da altri luoghi)? Solo ora si accorge che il TSM2 non ha considerato gli impatti del nuovo sistema idrico per l’innevamento?

Se è vero, come afferma la nota del 6 Luglio, che nel progetto del TSM2 mancano tutte queste informazioni, su quali basi, ad esempio, la Soprintendenza competente si è espressa positivamente in sede di Conferenza di Servizi dando il proprio nullaosta sul parere paesaggistico? E su quali basi l’Area Urbanistica della Regione Lazio ha dato parere favorevole già il 20 marzo scorso? E, soprattutto, su quali basi i cittadini sono stati invitati ad esprimersi attraverso le osservazioni, atteso che neppure la Regione Lazio – dotata di strutture e competenze tecniche che i cittadini è fisiologico non abbiano – è riuscita a capire lo stato attuale dei luoghi che verranno investiti dal TSM2?

Le considerazioni che le Associazioni traggono da questa ulteriore dimostrazione di superficialità amministrativa sono molto amare e pesanti.

Primo: vi sono strutture della amministrazione pubblica che prendono decisioni senza radicarle nelle normative e nella razionalità tecnica, in assenza di informazioni basilari. Non sta a noi indicare quali siano i criteri altri che informano queste decisioni, ma non possiamo dire di non intuirli.

Secondo: gli unici a conoscere veramente il progetto TSM2 sono le Associazioni Ambientaliste che hanno profuso energia, intelligenza e competenza per evidenziare le incommensurabili falle del TSM2 e dei suoi predecessori; abbiamo letto le carte, abbiamo verificato dati e studi economici, abbiamo esplorato e ponderato la normativa, abbiamo ricercato quello che negli elaborati progettuali era assente oppure sbagliato, siamo stati sui luoghi e ci siamo ben documentati. Quindi sappiamo bene cosa succederà – impatti ambientali devastanti – e cosa non succederà, ovvero che il TSM2 non sarà un’occasione di sviluppo ma un ennesimo modo di sprecare soldi pubblici senza creare né attività sul Terminillo né lavoro.

Terzo: siamo stati praticamente gli unici a presentare osservazioni (molte delle altre sono rituali endorsement), ma a tali osservazioni nessuno ha risposto, poiché le controdeduzioni rese pubbliche sono evasive e parlano d’altro. Comprensibile, sarebbe stato impossibile dimostrare l’indimostrabile, ovvero che il TSM2 è un progetto sostenibile e redditizio in questo periodo storico. Le controdeduzioni sono debolissime ed aprono la strada – lo abbiamo già detto – a ricorsi amministrativi. Ricorsi, va aggiunto, che non riguarderanno solo lo specifico delle (mancate) controdeduzioni, ma cui chiederemo di far luce sui modi in cui i soldi pubblici sono stati spesi (ad esempio vorremmo sapere quante volte e perché sia stato pagato un progetto ripetutamente bocciato; poi chiarire la correttezza o meno delle spese già sostenute per ammodernare impianti, oppure dell’intreccio pubblico-privato alla base del progetto), ma anche quanto sia costato alla collettività un tavolo tecnico regionale che per oltre quattro anni ha impegnato il tempo e le energie (stipendiate) di dirigenti e funzionari, pervenendo all’invidiabile risultato di non sapere ad oggi neppure quali siano i luoghi trasformati dai nuovi impianti e quale sia il loro grado di antropizzazione.

IN DIFESA DEL TERMINILLO RACCOLTE oltre 15.000 FIRME

IL CARTELLO DI 19 ASSOCIAZIONI

WWF Lazio, Club Alpino Italiano GR Lazio, Italia Nostra – Sabina e Reatino, LIPU-Birdlife Italia, FederTrek – Escursionismo  Ambiente, Salviamo l’Orso, ENPA – Ente Nazionale Protezione Animali, Salviamo il Paesaggio Rieti e Provincia, Altura Lazio, Mountain Wilderness Lazio, Postribù, Inachis Sez. Gabriele Casciani Rieti, Pro Natura Lazio, Orso and friends, Natour biowatching, Red Fox – Scuola di Natural Survival e Tracking,  La Lupus in Fabula,  G.U.F.I. Gruppo Unitario per le Foreste Italiane, GriG Gruppo di Intervento Giuridico.

Rieti 6 luglio 2020

IN DIFESA DEL TERMINILLO RACCOLTE oltre 15.000 FIRME

19 Associazioni consegnano alla Regione Lazio i risultati della petizione

Raccolte in un mese ben oltre 15.000 firme per salvare il Monte Terminillo da un faraonico progetto di ampliamento sciistico quando è ormai un dato certo che nevica sempre meno, si registrano sempre più temperature elevate e il massiccio reatino è più apprezzato da un turismo green attento alla dimensione naturale che custodisce. Lo si vede dai tantissimi turisti che, anche in queste settimane, hanno preferito Il Terminillo come meta per passare le vacanze o il tempo libero all’aria aperta. Dai primi di giugno innumerevoli appassionati e villeggianti hanno preferito il Terminillo ad altre mete dell’Italia Centrale, anche solo per una giornata o un weekend.

E’ tempo di riprogettare la montagna, scrivono le riviste di sport in quota, e avvertono: la crisi climatica sta mettendo in crisi lo sci nelle Prealpi e nelle Alpi stesse. Ma allora: il piccolo massiccio del Monte Terminillo è situato in un altro pianeta ed è caratterizzato da un altro clima? E mentre “Viaggiarenews” intitola “Terminillo, da regina delle nevi a paradiso del trekking” snocciolando tutte le bellezze naturalistiche del monte riscoperto da un turismo estivo, gli stessi nuovi frequentatori del Terminillo si innamorano del valore aggiunto di  scenari mozzafiato mentre si svolgono attività all’aria aperta per tutti e per tutte le età.

Molti si domandano se questo appeal anche emozionale del Terminillo potrà più essere così attrattivo e unico se venisse realzzato il progetto di ampliamento sciistico TSM (Terminillo Stazione Montana). L’esito appare a tutti chiaro: si consegna la montagna alla monocultura dello sci da discesa invadendo la Vallonina e la sua faggeta secolare con nuove funivie per il collegamento tra le valli, grazie e solo perché c’è un finanziamento pubblico di 20 milioni di euro, quando ne servirebbero 50 (e presumibilmente molti di più), da spendere in fretta prima che la neve si sciolga al sole. Questa ingente somma, forse mai caduta ultimamente sulla Montagna del Reatino, è destinata non certo al restyling di una stazione turistica di montagna che versa da tre decenni in progressivo abbandono; ma ad un ambizioso progetto, agli impianti a fune e ai lavori ad esso collegati, a quote e ad esposizioni non certo adatte allo sci di pista.

Cosa rimarrà, dunque, del Terminillo se questo progetto, dannoso e fallimentare in partenza, verrà approvato dalla Regione Lazio? Se lo chiedono i tanti turisti che stanno apprezzando questo contesto naturalistico unico nel suo genere. Se lo chiedono le Associazioni ed i firmatari della petizione uniti nella difesa del Terminillo come luogo simbolo. Cresce il numero delle associazioni che sostengono la contrarietà al progetto, hanno da poco chiesto di far parte del cartello anche “Lupus in Fabula”,  “Gruppo di intervento giuridico onlus” e “Natour biowatching”, oltre alle altre che hanno già aderito come la LIPU.

Di recente una rappresentanza delle 19 associazioni è andata sui luoghi più nevralgici del Terminillo interessati al mega ampliamento, così da osservare direttamente cosa tocca il progetto che molti non conoscono nel merito. Lì hanno strotolato i loro striscioni come testimonianza della forte convinzione del NO: Bosco di Vallonina, Jaccio Crudele, Sella di Leonessa, Valle della Meta, fino ad arrivare agli impianti di Campo Stella e a Sella di Cantalice

La Regione Lazio darà il suo parere presumibilmente a Settembre e in attesa del verdetto finale ci si augura che cresca in molti il buon senso per consegnare con coraggio il Terminillo ad un futuro solido, ad uno sviluppo autenticamente sostenibile da consegnare alle prossime generazioni, ad una sintesi di proposte che facciano vivere la montagna tutto l’anno, ma valorizzando le sue peculiarità, tutelando le sue risorse naturali, riconoscendone la sua vocazione legata al benessere e migliorando l’offerta turistica e dei servizi.

Ci aspettiamo una nuova alba sul Terminillo, con un’economia montana basata sulla solidarietà cooperativa e su una gestione comunitaria dei beni, con forme socialmente innovative di  cooperative di comunità. Come hanno scritto alcuni, le montagne “formate da vecchi e nuovi montanari, produttori e al tempo stesso fruitori di beni e servizi (tra cui la tanto richiesta banda larga in montagna), riescono a rivitalizzare paesi destinati a morire. Anche se non c’è più la montagna di una volta, c’è ancora bisogno di un’economia che faccia vivere la montagna” (cit. Associazione Dislivelli). Un investimento del genere, sull’Appennino, è sconsiderato”, commenta con un sospiro Luca Mercalli, Presidente della Società Meteorologica Italiana, un climatologo specializzato proprio nello studio di nevi e ghiacci. “Consideriamo, poi, che stiamo parlando di Appennini: è una catena montuosa esposta, il rischio di mancanza di neve cresce, e anche in questo caso parliamo di dati scientifici”. Il CNR l’ha confermato: negli ultimi 5 anni sull’Appennino la neve bisognava cercarla. E sul Terminillo l’anno scorso si è sciato pochissimo, proprio a causa della mancanza di manto nevoso. “Il calo delle precipitazioni e, poi, della durata della neve sono inequivocabili. E’ inutile e dannoso inseguire progetti che nascono già vecchi, fuori dal tempo. Perché hanno bisogno di freddo e di neve, che non ci sono più”, spiega Mercalli. (https://estremeconseguenze.it/2020/06/29/il-terminillo-da-salvare/amp/).

Free Terminillo

Il 6 marzo a Rieti si è svolto un incontro durante il quale 11 associazioni (CAI Gruppo Regionale Lazio, WWF Lazio, FederTrek-Escursionismo Ambiente, European  Consumers, Italia Nostra-Sabina e Reatino, Mountain Wilderness Lazio, Salviamo il Paesaggio-Rieti e Provincia, Postribù, Inachis Sez. Gabriele Casciani Rieti, Altura Lazio, Salviamo l’Orso) hanno indicato le loro osservazioni critiche al procedimento di Valutazione di Impatto Ambientale del progetto “Terminillo Stazione Montana” (TSM2).
Il Terminillo fa parte dei Monti Reatini, nella provincia di Rieti (Lazio), unica area montana del centro Italia che non ricade in una zona di Parco ma fa parte della Rete Natura 2000 (un sistema europeo di aree da tutelare, per la conservazione di habitat e di specie animali e vegetali), designata come ZPS (Zona di protezione speciale) “Monti Reatini”, al cui interno sono presenti cinque SIC (Siti di importanza comunitaria): Vallone del Rio Fuggio, Gruppo del Monte Terminillo, Valle Avanzana-Fuscello, Monte Fausola, Bosco Vallonina.

Il TSM2 prevede l’ampliamento degli impianti sciistici, con il collegamento tra le stazioni di Pian de Valli e di Campo Stella, con un vero e proprio accerchiamento del Monte Terminillo, modificando profondamente ambienti di grande pregio naturalistico (protetti da direttive europee), luoghi come la Vallonina frequentati ogni anno da migliaia di escursionisti, scialpinisti, alpinisti e non solo.

Vallonina a Val Organo. Foto: Andrea Bollati

Le Associazioni hanno mostrato i gravi punti di debolezza e criticità del progetto da tutti i punti di vista, dalla pianificazione paesaggistica e territoriale, al profilo idrogeologico, al piano economico, non considerando inoltre l’attuale riscaldamento globale le cui conseguenze in questi ultimi anni sono ormai evidenti a tutti, anche a chi sulle Alpi ha iniziato a seguire e a pensare un altro tipo di sviluppo delle stazioni sciistiche (site a quote ben più elevate di quelle del Terminillo) ormai necessario, uno sviluppo di qualità e ambientalmente sostenibile.

L’incontro è entrato nel vivo con l’intervento di Daniele Boninsegni (CAI Leonessa) che ha ripercorso la storia degli impianti del Terminillo dalla nascita negli anni ’30 (quando non esisteva la concorrenza di altre stazioni sciistiche) ad oggi, con i vari progetti di ampliamento mai realizzati e la proposta d’istituzione di un Parco Regionale Naturale dei Monti Reatini negli anni ’90.

Andrea Filpa (WWF Lazio) ha indicato come il D.M. 17 ottobre 2007 vieti, nelle ZPS, la “realizzazione di nuovi impianti di risalita a fune e nuove piste da sci” e consenta “interventi di sostituzione e ammodernamento anche tecnologico e modesti ampliamenti del demanio sciabile che non comportino un aumento dell’impatto sul sito in relazione agli obiettivi di conservazione della ZPS”. 

Il geologo Fabrizio Millesimi (libero professionista, Dottore in Geologia) ha illustrato le problematiche legate al versante ovest di Jaccio Crudele – Monte Porcini sotto il profilo idrogeologico e del rischio valanghe e come il progetto TSM2 non preveda opere di messa in sicurezza rispetto alla caduta massi e alle valanghe ma solo monitoraggi continui non ben definiti.

Massimiliano Bianco (European Consumers) ha ulteriormente evidenziato come il nuovo progetto che prevede la realizzazione di circa 12 Km di piste e skiweg (che costituiscono il 50% di incremento rispetto agli esistenti) e la realizzazione di 9 nuovi impianti che si aggiungono ai 7 esistenti sia in conflitto con quanto stabilito sia dal citato D.M. 17 ottobre 2007 che dalla DGR n. 612/2011. L’intervento di Cesare Carloni (CAI Antrodoco) ha mostrato gli impatti irreversibili legati al taglio di circa 17 ettari di bosco (con una stima di circa 1500 alberi di alto fusto di età compresa tra i 70 e 150 anni), la perdita di 7 ettari di praterie primarie, la realizzazione di oltre 8 km di trincee e di invasi per l’innevamento artificiale, mentre Alessandro Piazzi (FederTrek) ha mostrato nel dettaglio, attraverso alcune immagini e cartografie, come il progetto TSM2 incida profondamente sulle aree ZSC (Zone Speciali di Conservazione) delle “Praterie del Terminillo” e del “Bosco della Vallonina” e come la Valutazione d’Incidenza sia incoerente con la Valutazione d’Impatto Ambientale.

Seggiovia Terminilletto. Foto: Andrea Bollati

Giampiero Cammerini (WWF Rieti) ha illustrato il piano economico finanziario del TSM2 sottolineando le incongruenze e la inaffidabilità delle analisi, delle previsioni delle presenze invernali potenziali (280.000, quando nel reatino in un anno si raggiunge la cifra di 106.000) e delle entrate (8 milioni di euro), non considerando né lo status del turismo locale e di quello invernale in Appennino e sulle Alpi né tantomeno i costi dell’innevamento artificiale, quest’ultimo difficile da realizzare a quote inferiori ai 2000 metri se si tiene conto dei dati climatici degli ultimi anni. Sui cambiamenti climatici è intervenuta la climatologa Marina Baldi (CNR-IBE, Roma) indicando come gli ultimi 5 anni siano stati i più caldi in assoluto, e come in Italia i giorni caldi siano in aumento rispetto a quelli di gelo e come siano aumentati i periodi secchi mentre le precipitazioni sono sempre più intense e concentrate determinando un aumento del rischio idrogeologico e della instabilità del manto nevoso in montagna; la ricercatrice ha sottolineato come a livello globale e nella regione mediterranea le previsioni per i prossimi decenni indicano un aumento delle temperature e una diminuzione delle precipitazioni e della disponibilità di acque dolci. Riguardo l’area del Terminillo gli ultimi anni registrano una notevole diminuzione delle precipitazioni nevose, tra l’altro sempre più tardive rispetto alla stagione sciistica.

Infine Luigi Casanova (vice presidente Cipra Italia) ha ricordato che già nel 2005, in un convegno della Cipra in Baviera, numerosi scienziati concludevano che con i cambiamenti climatici in atto le aree montane che avrebbero avuto più possibilità per uno sviluppo turistico sarebbero state quelle non trasformate dalla presenza massiccia di impianti di risalita.

Le associazioni promotrici dell’incontro denunciano l’ulteriore spreco di risorse pubbliche utilizzate per progettazioni di opere che (se nel rispetto delle leggi) non hanno nessuna possibilità di essere realizzate, e le perdite di tempo (di decenni) che hanno impedito qualsiasi altra via di sviluppo. 

Chi si oppone al progetto TSM2 non è contro lo sviluppo del Terminillo né contro gli impianti esistenti, che avrebbero bisogno sì di un ammodernamento, ma crede in uno sviluppo diverso, ambientalmente sostenibile e realmente condiviso dalle comunità locali e amanti dei Monti Reatini (che non si limitano di certo al solo Terminillo), rivolto a tutti e per tutto l’anno.

Le Osservazioni al Progetto Terminillo Stazione Montana (TSM2) raccolte dalle 11 associazioni e presentate il 6 marzo sono state inviate agli Uffici competenti della Regione Lazio.

L’incontro si è svolto a porte chiuse, è stato ripreso in diretta dalle telecamere di Rietinvetrina e pubblicato integralmente sulla pagina Facebook del giornale online.

Andrea Bollati

Fonte: https://www.mountainwilderness.it/aree-protette/free-terminillo/